Tra nebbia e fango

Alla negazione della libertà, e perfino della possibilità della libertà, corrisponde la concessione di libertà atte a rafforzare la repressione. Herbert Marcuse
lunedì, 29 gennaio 2007

Stefano Lorefice, L'esperienza della pioggia


Stefano Lorefice, L'esperienza della pioggia, Campanotto, Udine, 2006.L

L’atmosfera de L’esperienza della pioggia di Stefano Lorefice ci riporta vagamente al Blade Runner di Ridley Scott: poco sole, molto movimento (non c’è quasi componimento senza un verbo di moto) spesso illogico, istintivo, forsennato(“raduno di gente senza criterio / nello scompiglio / precipitata via / in un viaggio non si sa per dove”). Un mondo che va a ritmo accelerato senza nessuna ipotesi sulla meta.

Il testo che apre il volume ci proietta in questo caos/vita e il testo che lo chiude, ricorrendo a metafore belliche, ci riconduce al clima presente, individuale (“tregua da fuoco incrociato”, “tener salde le posizioni”, “frontiere troppo spesso confuse”, “dobbiamo essere cacciatori / e stare sulle tracce”. Due riferimenti cinematografici: in apertura il fin troppo noto Blade Runner, in chiusura Strane storie di Sandro Baldoni. In mezzo scorre il flusso della vita – propria ed altrui -, dei corpi, dei visi, dei muri; tra ricerca di senso e frenesia, tra realtà di cui sfuggono le coordinate e percezione di presenze “assetate”. L’acqua, sia essa lacustre o pioggia, diventa continuo rimando alla possibilità di senso o, quantomeno, anestetico al dolore. Il dolore - nella prospettiva corpo/città/frontiera – affiora nelle pause del trambusto, nelle soste dell’andare incerto, diventa presenza costante da mascherare agli altri, come fosse segno di un cedimento inammissibile. È il segreto che ci tiene la mano, il confidente fidato e la guida verso un traguardo inevitabile.

Negli interstizi del post-moderno è ancora possibile, per Lorefice, uno sguardo su un mondo che non è più, che si muove col passo del nonno partigiano del 1944 (“Se ne sale quieto / a restituire quello ch’è stato / alieno da parole”) e non si vergogna di ammettere la paura che lo accompagnava. Ma allora era certo il nemico ed indossava una divisa riconoscibile; oggi il nemico è attorno a noi, nelle facce familiari e, spesso, è in noi.

La lingua poetica di Lorefice è semplicemente viva. Pochi sono i cedimenti alla “forma”, il suo scrivere è ricezione del reale allo stato più puro, più crudo. Prende dalla tradizione ciò che gli serve e “dice”. Nel dire si sostanzia la sua forma.

Enrico Cerquiglini

 

Stefano Lorefice è nato a Morbegno (Sondrio) nel 1977. Vive e lavo­ra in Francia. Cura il diario di viaggio Cosmo Blues Hotel (www.cbh.splinder.com). Ha pubblicato Prossima fermata Nostalgia­platz (Ed. Clinamen), Budapest Swing Lovers (Ed. Clandestine),  Cosmo Blues Hotel (Ed. Clandestine) e L’esperienza della pioggia (Campanotto).


da L'esperienza della pioggia, Campanotto, Udine, 2006:

***

prendi i pochi pezzi rimasti
dove il corpo subisce lo scatto rabbioso del sangue
con le vertebre dure
schiacciate
ma comunque lì, a sopportarne il peso
è un corpo che si rende conto
di chi siamo noi
indietreggia
ritira
s'accorge del disordine
e che si può morire
scorticati
scavati dal sole
come pochi pezzi di pane
è nella mancanza il nostro andare incerto
è alla fermata degl' autobus
ch' è un raduno di gente senza criterio
nello scompiglio
precipitata via
in un viaggio che non si sa per dove
mascherato da un ridere sotto, nel basso delle facce
e dalla cortesia
di chi il ritardo lo sconta addosso
con una dignità che difende, ch'espone
che preme e se ne sta lì
come noi
attaccati a quel che si può

 

*** 

ed io in queste valige ci metto tutte le maglie

anche quelle sfilacciate per il troppo correre

poi, un po' degli scatti del mio ginocchio malandato

che se ne sta lì

in basso a destra

e non mi fa mai troppo male,

che quasi mi ci affeziono

a questa parte di me che funziona meno

e reclama esistenza, cerca di risalire;

è una voce che non si sporge dall'alto

è senza vertigine

e non ha regole chiare, giuste

da farmi capire

né parole grandi da scrivere

ha tutto lì: in basso a destra

che ci basta un po' di sereno, a volte

e riapro le valige

prendo le maglie, quelle sfilacciate

dai colori chiari

e ci riempio un ritorno

 

*** 

a mio nonno Marco

se ne sale quieto

a restituire quello ch'è stato
alieno da parole,
protestando le radici profonde del silenzio
con qualche acciacco e il cuore sbilenco;
difende la faccia stramba
di chi la strada già la conosce;
segue le impronte, i sentieri sulla montagna,
i segni
col passo del quarantaquattro,

da partigiano

e non c'è vergogna nel suo "Avevamo paura."

 
***
 

riconosco ch' è passato un anno

e degli stessi vetri, doppi per il freddo tenace,

 non rimane che una tregua da fuoco incrociato

 c'è tutta la tranquillità di un appartamento

chiuso una volta, dall'interno,

per amore

adesso che Settembre è un mese più freddo

dobbiamo tener salde le posizioni,

alle nostre frontiere troppo spesso confuse

c'è da affacciarsi poco,

c'è da rivoltare i sassi per cercare gli indizi

dobbiamo essere cacciatori

e stare sulle tracce

postato da enricocer alle ore 22:15 | link | commenti (7)
categorie: testi, recensione

Commenti
#1   30 Gennaio 2007 - 15:44
 
è una delle recensioni più belle, tra quelle che ho letto, complimenti..e grazie.
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#2   30 Gennaio 2007 - 15:47
 
ah..bel blog.
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#3   30 Gennaio 2007 - 17:35
 
non credo che sia bella la recensione, è bella la poesia di Stefano Lorefice.
Grazie
enricocerquiglini
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#4   30 Gennaio 2007 - 22:06
 
Che meraviglia l'ultima poesia,
e anche le altre non son da meno.

Noto che siamo compaesani... ;-)

Ci sto provando a vivere. Sto provando da sempre, e se ancora respiro, in fondo vuol dire che è un pò mi sta riuscendo.

Un caro saluto

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PerlaDiSangue

#5   31 Gennaio 2007 - 13:32
 
enrico, quello per me era sottointeso. :-)
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#6   31 Gennaio 2007 - 21:54
 
grazie della visita enrico. e che piacere trovare l'amico lorefice recensito qui. :-)

A
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#7   21 Marzo 2008 - 14:41
 
anche se faccio molto fatica ad aggiungere ai miei preferiti persone che non conosco (visto che conosco la rete come un bambino di due anni conosce l'alfabeto) ti ho messo tra i miei amici, spero ti faccia piacere. Il tuo blog è molto bello.
a presto, elisa
utente anonimo

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Chi sono

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Nome: Enrico Cerquiglini
Sono nato a Montefalco (PG) nel 1962, vivo a Gualdo Cattaneo (PG). Sono tra gli organizzatori del Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”. Miei scritti sono apparsi in diverse riviste, anche straniere, e in atti di convegni. In poesia ho pubblicato in poesia: Le correnti della landa, Roma, Gabrieli, 1982; Vendette azteche, Udine, Campanotto, 1994, Ballate B.I.T., Perugia, Grafiche 84, 1997 e Tra nebbia e fango, Udine, Campanotto, 2006. Altre pubblicazioni: Pier Paolo Pasolini - Uccellacci e uccellini (Dalla sceneggiatura alla realizzazione cinematografica), Udine, Campanotto, 1996 (saggistica) - La voce dolce di resa, Ascoli Piceno, Stamperia dell'Arancio, 2000 (antologia). e-mail: enricocer@libero.it

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